PRESIDIO CONTRO LA SINGULARITY UNIVERSITY SUMMIT ITALY 2019

SINGULARITY UNIVERSITY SUMMIT ITALY
PRESIDIO 8 OTTOBRE 2019
Dalle 7.00 alle 14.00 Milano Congressi – Via Gattamelata 5
Il Transumanesimo è già qui
Il transumanesimo non è una tendenza marginale di alcuni eccentrici ricercatori o un effetto collaterale dello sviluppo tecnologico, è il logico approdo di questo sistema tecno-scientifico.
Lo slogan di questo incontro è: “Progetta il futuro. Costruisci il futuro. Sii il futuro.” Un futuro che sta già diventando il presente. Le logiche del transumanesimo – superamento dei limiti, miglioramento e potenziamento dell’uomo, riprogettazione e artificializzazione del vivente – non sono solo mere speculazioni astratte, ma diventano ricerche, chimere transgeniche, droni militari, nuovi apparati della smart city, Procreazione Medicalmente Assistista e editing genetico.
Il transumanesimo e il sistema tecno-scientifico producono immaginari, desideri, bisogni, trasformano il mondo e la nostra percezione della realtà.
Dalla Singolarity University, una delle maggiore espressioni del transumanesimo, si formano i più importanti dirigenti e ricercatori mondiali, alcuni di loro confluiscono poi al MIT (Massachusetts Institute of Technology), una delle più importanti università di ricerca al mondo; nella DARPA, una agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare; in Google; in Microsoft, solo per citarne alcune…Tra i maggiori finanziatori della Singolarity University vi sono compagnie come Google note sicuramente per l’informatica ma meno per i suoi investimenti nella ricerca genetica. Proprio in questa convergenza di settori e ricerche di alto livello quest’alveo di scienziati, imprenditori, militari, politici trovano il loro incontro.
Noi non vogliamo essere uomini macchina in un mondo macchina!

Spazio di documentazione La Piralide – lapiralide.noblogs.org
Collettivo Resistenze al Nanomondo – www.resistenzealnanomondo.org

SOLIDARIETA’ A DINOS GIAGTZOGLOU αλληλεγγύη

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SOLIDARIETA’ A DINOS GIAGTZOGLOU
αλληλεγγύη

L’Anarchico Dinos Giagtzoglou è stato arrestato nel centro di Atene il 28 ottobre 2017, uno dei giorni nazionali della Grecia, in un’imboscata da parte di forze di polizia anti-terrorismo mentre lasciava un nascondiglio protetto da lui sotto falso nome, portando armi.
Inizialmente venne imprigionato nella prigione di Larissa, una città a 355 km da Atene, con l’obiettivo di isolarlo dai suoi compagni, familiari e amici, rendendo estremamente difficili i colloqui con l’avvocato e rendendo quasi impossibile la preparazione per il suo processo dal momento che i fascicoli del caso contenevano migliaia di pagine in formato digitale.
Il 21 febbraio 2018, è stato trasferito di nuovo ad Atene per un processo di un vecchio arresto durante degli scontri con la polizia antisommossa nel contesto di uno sciopero generale contro le misure economiche di austerità del governo greco nel maggio 2011.
Dopo il rinvio di questo processo ha iniziato uno sciopero della fame chiedendo di essere trasferito definitivamente alla prigione di Korydallos, vicino al suo luogo di residenza.
All’alba del 24 febbraio, mentre è temporaneamente nella prigione di Korydallos per questo processo e mentre sta conducendo lo sciopero della fame, un gruppo di guardie carcerarie insieme a forze speciali della polizia ha afferrato il compagno costretto a letto per trasferirlo di nuovo nella prigione di Larissa. Come risposta immediata, scoppia una rivolta tra gli altri prigionieri con l’occupazione di quasi tutte le sezioni della prigione, chiedono un incontro con il rappresentante del ministero della Giustizia per il ritorno immediato di Dino alla prigione di Korydallos. Le proteste si diffondono nelle prigioni di Malandrino e Chania e un rappresentante del Ministero della Giustizia incontra i rappresentanti dei prigionieri della prigione di Korydallos.
Da Larissa, il 25 febbraio, Dinos dichiara l’inizio dello sciopero della sete come reazione a questo “rapimento” senza precedenti e come un avanzamento della sua lotta. Ha ottenuto il trasferimento il 2 marzo grazie anche al sostegno di un ampio e variegato contesto di solidarietà: dimostrazioni, striscioni di solidarietà, interventi, occupazioni, barricate e attacchi incendiari hanno acceso i cuori e le notti.
Dinos è accusato di organizzazione terroristica con il ben noto articolo contro-insurrezionale 187A, di aver inviato diverse lettere esplosive a funzionari, organizzazioni economiche e agenzie di rating del credito in tutta Europa nella primavera 2017, tra cui un pacchetto trappola a Lucas Papademos, ex primo ministro greco, ex governatore della Banca di Grecia ed ex vicepresidente della Banca centrale europea, che è rimasto gravemente ferito dall’esplosione del pacchetto e per questo motivo Dinos è anche accusato di tentato omicidio.
Il primo processo per il possesso e il trasporto di armi ed esplosivi inizierà il 20 settembre 2019.
Per il secondo processo le indagini sono ancora aperte e le autorità francesi hanno già incontrato gli inquirenti ad Atene per indagare sull’esplosione nell’ufficio del FMI a Parigi.
Dino respinge le accuse di essere l’autore degli attacchi e di essere un membro dell’organizzazione “terrorista” e dichiara che sia l’affitto dell’appartamento che il trasferimento di materiale erano parte della sua solidarietà rivoluzionaria con un compagno perseguitato.

Che la solidarietà torni ad essere un’azione concreta di tutti e tutte coloro che lottano per inceppare la megamacchina che annienta i corpi tutti.
Una solidarietà viva fatta di cuori che battono all’unisono con lo stesso spirito e la stessa tensione per un mondo diverso.

“Voglio che voi siate sicuri, cari compagni e compagne, che i valori della lotta e della solidarietà sono infinitamente più senza tempo di qualsiasi putrido precetto sociale, di qualsiasi soffiata, leccata di piedi o sottomissione. Quindi, se un combattente ti chiede aiuto, tu non dovresti rifiutarlo, ma bensì offrire generosamente sostegno seguendo i tuoi più selvaggi istinti; anche se l’oscuro pericolo di essere tradito in futuro è sempre in agguato, varrà la pena rischiare per la realizzazione delle proprie idee. Vale la pena dimostrare concretamente che la solidarietà non è solo una bella parola vuota di contenuto e significato senza una base etica e una sostanza fisica, e non è neppure un’occupazione occasionale e opportunistica che non costituisce minaccia, senza rischi e vertici rivoluzionari; ma è un vero “arsenale” che abolisce nella pratica il binomio artificiale della legalità-illegalità o della colpevolezza-innocenza, ed è equipaggiata con ‘armi’ per tutti quelli che effettivamente vogliono attaccare l’Esistente. Vale la pena rischiare perché così saprai che tu agisci secondo i tuoi ‘principi’ anarchici e contro i sacri standard sociali dell’egocentrismo, della moderazione e del compromesso, del legalismo e della servitù volontaria…”
Dinos Giagtzoglou

Colletivo Resistenze al Nanomondo
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SOLIDARITY WITH DINOS GIAGTZOGLOU αλληλεγγύη

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SOLIDARITY WITH DINOS GIAGTZOGLOU
αλληλεγγύη

Anarchist Dinos Giagtzoglou was arrested in central Athens on 28 October 2017, one of Greece’s national days, in an ambush by anti-terrorist police forces as he left a safe house-hideout rented by him under a false name, carrying weaponry.
Initially he got imprisoned in the prison of Larissa, a city 355 km from Athens, with the aim of isolating him from his comrades, family and friends, making the talks with the lawyer extremely difficult and preparing for his trial almost impossible since the case files contain thousands of pages in digital format.
On 21 February 2018, he was transferred back to Athens for a pending trial about an old arrest in clashes with the riot police in the context of a general strike against the Greek government’s austerity economic measures in May 2011. After the postponement of this trial he began a hunger strike demanding to be typically transferred to Korydallos prison, close to his place of residence.
In the dawn of 24 February, as he was temporarily in Korydallos prison for this trial and conducting a hunger strike, a group of prison guards along with police special forces clenched the bedridden comrade for the strike to transfer him again to the Larissa prison. As an immediate response, an upheaval broke out among the other prisoners with the occupation of almostall the sections of the prison, the representative of the Ministry of Justice asked for a meeting, for the immediate return of Dinos to the Korydallos prison. The protests are spread in the prisons of Malandrino and Chania and a representative of the Ministry of Justice meets the representatives of the prisoners ofthe Korydallos prison.
From Larissa on February 25th Dinos declares the beginning of the thirst strike as a reaction to this unprecedented “abduction” and an escalation of his struggle. He obtained the transfer on2 March thanks also to the support of a broad and varied solidarity context: demonstrations, solidaritybanners, interventions, occupations, barricades and incendiary attacks lit hearts and nights.
Dinos is accused of terrorist organization, with the well-known counter-insurgency article 187A, of having sent several letter bombs to EU officials, economic organizations and Credit Rating Agencies throughout Europe in Spring 2017, including a booby-trapped folder to Lucas Papademos, former Greek Prime Minister, former governor of the Bank of Greece and former vice president of the European Central Bank, who had been seriously injured by the explosion of the package and for this reason Dinos is also accused of attempted murder.
The first trial for the possession and transport of weapons and explosives will begin on 20September 2019.
For the second process the investigations are still open while the French authorities have already visited Athens investigating the explosion in the office of IMF in Paris.
Dinos rejects the accusations of being the author of attacks or a member of “terrorist” organization and declares that both the rent of the apartment and the transfer of material were part of his revolutionary solidarity with a persecuted comrade.

May solidarity once again become the concrete action of all those who fight to disrupt the mega-machine that annihilates all bodies.
A solidarity that is alive and made of hearts that beat in unison with the same spirit and tension for a different world.

“I want you to be sure, my dear comrades, that the values of struggle and solidarity are infinitely more timeless than any rotten social dictate, than snitching, bootlicking or submission. So if a fighter asks for your help you shall not deny, you shall offer it generously by following your wild instincts; even if the unknown danger of being betrayed in the future lurks it will be worth the risk for the realization of our ideas. It is worth for the concrete proof that solidarity is not just a nice word empty of content without ethical grounds and physical substance, neither a non-threatening occasional occupation without perils and revolutionary peaks, but that it is a real “arsenal” that abolishes in practice the artificial dipoles of legality-illegality or innocence-guilt and is equipped with “weapons” for all those who indeed want toattack the Existent. It isworth the risk because youwill know that you actedaccording to your anarchic”beliefs” and against the sacred social standards of selfishness, moderation andcompromise, legalism and voluntary servitude… “

Dinos Giagtzoglou

Resistenze al nanomondo Collective
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FERMIAMO IL 5G, FERMIAMO LA SMART CITY

Tra giugno e luglio è prevista in Italia l’introduzione della rete 5G con milioni di nuove antenne dopo la sperimentazione che era partita in diverse città nei mesi scorsi. Vodafone è l’unico operatore che offre una rete 5G per ora in cinque città: Milano, Bologna, Torino, Napoli e Roma per arrivare a coprire al più presto l’intero territorio.
Il mondo in 5G non solo sarà connesso, sarà iperconnesso, a una velocità che ancora non ci immaginiamo. Con l’introduzione della rete 5G ci sarà un vero e proprio stravolgimento della vita delle persone, per la definitiva e completa esplosione dell’”Internet delle cose” che rivoluzionerà il modo di vivere: la rete 5G sarà in grado di sostenere una quantità di informazioni in gigabyte tale da permettere il definitivo passaggio a un’immensa rete informatica nella quale tutto – umani, animali, ambienti naturali, decori urbani, oggetti, infrastrutture, servizi – sarà interconnesso e comunicante.
Sarà il punto di svolta per l’esplosione su larga scala di tecnologie che utilizzano l’Intelligenza Artificiale, la realtà aumentata, il virtuale, il calcolo quantistico, il riconoscimento facciale. Il controllo delle persone e degli ambienti con l’aiuto della tecnologia 5G sarà qualcosa di costante e pervasivo.
Se la rete 4G era già un grosso passo in avanti rispetto al 3G, per passare al 5G saranno aumentati i livelli di radiazioni previsti con tutte le conseguenze sul piano della salute nostra e degli altri animali e del pianeta intero in una società sempre più cancerogena, considerando che questi ripetitori irradieranno i territori con distanze di un massimo di cento metri.
Una smart city disseminata da sensori e telecamere è un esperimento a cielo aperto di ingegneria sociale in cui gli esperti di multinazionali come IBM, controlleranno e gestiranno tutti i dati, proprio coloro le cui tecnologie furono fondamentali per l’efficienza dello sterminio di milioni di persone durante il nazismo.
In questo scenario nulla potrà esistere al di fuori della grande rete globale con dispositivi tecnologici che sempre di più si confonderanno con i nostri stessi corpi: l’invasione digitale aumenterà solo la nostra dipendenza da questo sistema.

15° INCONTRO PER LA LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA

15° INCONTRO

PER LA LIBERAZIONE ANIMALE E DELLA TERRA

5-6-7 Luglio 2019

Al Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada – Capo di Ponte (BS) Italia

VENERDI’ 5

19.00 cena
20.30
SOLIDARIETÀ E LOTTA
La maggior forza di ogni movimento di resistenza prima e durante la repressione è la solidarietà. Da non confondere questa per un ripiegamento, ma al contrario come un reale impulso e una volontà di continuare dove la lotta è stata momentaneamente recisa dall’attacco della controparte, ma anche dalla diffusa perdita di senso di questi tempi virtuali. Solidarietà quindi come dimensione e tensione non per affrontare emergenze ma per capire e interagire nel presente.

SABATO 6

8.00 colazione
9.00 – 12.00
POLITICHE DELLA NATURA
La natura è sotto attacco, non solo materialmente (estinzioni, crisi ecologiche, mercificazione del vivente), ma anche simbolicamente per via di una serrata decostruzione del concetto di natura.
Il problema è che, troppo spesso, in modo più o meno palese, lo scopo di tali critiche non è tanto quello di voler liberare la natura dal suo essere oggetto, cioè decolonizzarla, quanto quello di voler liberare l’umanità dalla natura stessa, dal suo ingombrante corpo materiale. In questo modo, l’oggettivazione non è superata ma rimarcata: dal dominio della natura si passa a un nuovo dominio, più difficile da vedere poiché dichiaratamente “senza natura”.
La nostra tesi è che solo andando oltre la falsa opposizione tra oggettivismo moderno e negazionismo post-moderno sia possibile pensare una liberazione della natura.
12.30 pranzo
14.00 – 16.30
LA DERIVA DEL PENSIERO
Ultimamente i discorsi teorici si stanno richiudendo sempre più in sé stessi, diventando così ideologici da rasentare l’assurdo. Il pensiero si stringe su sé stesso fino ad ignorare completamente fattori esterni, rendendosi in questo modo astratto e senza legami con la realtà effettiva.
In questo dibattito si parlerà di alcuni pensieri che pur nascendo a volte con le migliori intenzioni finiscono per degenerare fino a scontrarsi con ragionamenti che perdono di vista l’essenza di alcune pratiche per la liberazione animale. Nel caso specifico la deriva del pensiero riguardante la resistenza animale e l’intervento sul selvatico.
16.30 – 18.30
I PARADOSSI DELL’ANTISPECISMO, DELLE POLITICHE DELL’IDENTITÀ E DELLE RECIPROCHE RADICALITÀ
L’antispecismo radicale per la liberazione animale che si oppone al sistema di smembramento dei corpi animali, anche se supera un piano meramente etico e non fa proprie le rivendicazioni per il “benessere animale” e per un consumo alternativo vegan, non può bastare per una comprensione della complessità della realtà attorno a noi e della posta in gioco.
Il soggetto si frammenta in una miriade di identità contrapposte. La dimensione personale ha fagocitato il piano politico: è più facile avere uno sguardo che si chiude all’interno, che identifica il problema dentro se stesse/i, invece che allargare il proprio sguardo al di fuori con una lotta contro questo esistente. Assistiamo a una spasmodica ricerca ideologica dei propri e altrui privilegi, una continua scansione vittimistica di “identità oppresse” che in realtà ben si sposa con l’ideologia liberale e del politicamente corretto. L’intersezionalità dimentica da dove vengono generati i “sistemi di repressione” con la conseguente divisione tra oppressi e oppressori all’interno dei movimenti invece che combattere questo sistema che ci rende tutte e tutti schiavi.
18.30 – 19.30
TORNARE A RIPRENDERSI IL CIELO
L’azione diretta non è solo una pratica che viola la legge, è innanzitutto un sentire, una tensione che permea le lotte nel profondo che non dovremmo mai scindere dal nostro percorso e dalla nostra quotidianità. Le azioni continuano e continueranno finché ci sarà un respiro che taglierà la fredda aria della notte, finché qualcuno correrà sotto le stelle, finché ci sarà un palpito nei cuori e individui pronti a rischiare la loro libertà e la loro vita…
19.30 cena
20.30
RIFLESSIONE SUI GILETS JAUNES
Società sconvolte dalla violenza economica del neoliberismo e sommovimenti popolari. Fra il recupero populista reazionario e insorgenze di nuovo tipo, i Gilets Jaunes dimostrano che un’evoluzione in termini classisti è possibile. Se la sinistra proletaria sa intervenire, dare battaglia, fondersi con questi settori che, per la prima volta, entrano in lotta. E con masse in movimento nuovi orizzonti si aprono, la necessità rivoluzionaria può di nuovo materializzarsi.
Come compiere i salti di qualità affinché questi movimenti si traducano in forze orientate sullo scontro (di lunga durata) per rovesciare il sistema capitalista, e per la rivoluzione sociale.

DOMENICA 7

8.00 colazione
9.00 – 12.00
FRIDAY FOR FUTURE: SCIOPERARE PER IL CLIMA?
È nato un nuovo movimento ambientalista incentrato sul cambiamento climatico, ispirato da Greta Thumberg, giovane attivista svedese. Il primo sciopero ha mobilitato milioni di giovani in oltre centoventi paesi con un’unica parola d’ordine: salviamo il clima del pianeta.
Siamo di fronte a nuove sinergie e nuove possibilità che si incontrano? A un movimento spontaneo generato dal basso? A una rinnovata sensibilità ecologista? O invece siamo di fronte all’unica forma di opposizione che sarà concessa nel prossimo futuro? Quella meramente simbolica,quella vuota di contenuti, senza l’identificazione di responsabili se non noi stessi pensando che il cambiamento sociale possa arrivare da scelte quotidiane individuali e da un’impossibile ecosostenibilità all’interno di questo sistema ecocida? Una protesta che si genera da una reazione emotiva che non mette realmente in discussione le reali cause che hanno portato all’attuale degradazione del pianeta.

12.30 pranzo

Come arrivare

In treno:
Treno da Brescia per Edolo, scendere a Capo di Ponte (1 ora e 35, nove fermate), proseguire a piedi 1,2 Km
Procedi in direzione sud su Via Nazionale verso Via S. Martino
Alla rotonda prendi la 1ª uscita e prendi Via Sebastiano Briscioli
Svolta a sinistra e prendi Via Santo Stefano
Svolta a sinistra e ancora a sinistra, trovi il Parco Tematico Capo di Ponte, località Prada
In auto:
Da DIREZIONE SUD/OVEST: A Bergamo prendere la SS42 in direzione Edolo, fino a Via Breda a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.
Da DIREZIONE SUD/EST: A Brescia prendere la SP510 in direzione Edolo, fino al congiungimento con la SS42 verso Costa Volpino (indicazioni per Darfo B.T./Lovere) ed entrare in SS42 fino a Via Brada a Ceto. Da Via Breda svoltare in Via Nazionale a destra, alla rotonda imboccare la seconda uscita in via Sebastiano Briscioli, svoltare a sinistra per via Santo Stefano e poi ancora a sinistra per il Parco Tematico Capo di Ponte.

PER TUTTA LA 3 GIORNI:
– CAMPEGGIO LIBERO, PORTA LA TENDA
– CIBO SENZA SFRUTTAMENTO ANIMALE E SENZA VELENI A SOTTOSCRIZIONE
– SONO PRESENTI I BAGNI E UNA STRUTTURA AL COPERTO IN CASO DI PIOGGIA
– DISTRIBUZIONI DI MATERIALE INFORMATIVO: PORTA LIBRI, GIORNALI, TESTI CHE VUOI CONDIVIDERE
– MOSTRE

Aiutaci ad organizzare l’incontro al meglio, facci sapere in anticipo della tua presenza

Per informazioni e contatti: Incontro di Liberazione Animale

PROSSIME INIZIATIVE Maggio-Giugno

“Le tecnologie riproduttive rappresentano un’arena di conflitto che attraversa appartenenze politiche e religiose, campi del sapere e movimenti sociali (pensiamo alle fratture nel femminismo e nella galassia Lgbtia Queer). Questo lavoro è frutto di un approccio multidisciplinare: offre contributi di tipo medico, giuridico, sociologico e scritti politici. Ospita idee diverse e anche confliggenti su alcuni nodi riguardanti eterologa e surroga di gravidanza – aprendo interrogativi anche sulle tecniche di fecondazione in vitro, di cui non si possono più tacere i rischi per la salute di bambini e bambine. Un’altra peculiarità di questa raccolta è la presenza di contributi sia accademici sia provenienti dal mondo dell’attivismo – ove persiste la difficoltà di trovare una posizione “mediana” tra il divieto assoluto ben motivato dal fronte abolizionista e un neoliberismo riproduttivo, acritico nei confronti delle tecnologie e dei suoi costi umani. Forse proprio questi ultimi – finora rimossi dal dibattito – possono rappresentare un terreno di ricomposizione politica.”

Organizza: Collettivo Resistenze al Nanomondo

Il nono numero della rivista – in buona parte ancora dedicato alla mobilitazione reazionaria e al rapporto fra tecnologia e razzismo – era già pronto per la stampa, ma le perquisizioni e gli arresti del 19 febbraio ci hanno portato via, oltre a sette compagni (di cui quattro redattori), anche quasi tutti gli articoli. Abbiamo così deciso di ripensare il numero. Continuando i ragionamenti sull’aria che tira, con uno sguardo internazionale, dedichiamo spazio all’analisi dell’operazione anti-anarchica in Trentino (e a Torino), leggendo in controluce le carte dell’inchiesta. A questo aggiungiamo la giustapposizione di un testo di Stig Dagerman e uno di Giulio dal carcere, una lettera di Rupert, delle note sulla virtualizzazione del mondo nell’èra della democrazia digitale e una riflessione dal taglio utopico sull’opposizione tra libero accordo e legge. Ne è venuto fuori qualcosa a metà tra il numero monotematico e un bric-à-brac di pensieri.

Una rivista anarchica con quattro redattori in carcere, uno latitante e gli altri indagati a piedi libero ci sembra una sorta di fotografia dello stato della critica rivoluzionaria. Una conferma della necessità di chiarirsi le idee, di capire come andare avanti, e con chi.

Come cerchiamo di approfondire nelle pagine che seguono, siamo di fronte a un’accumulazione sempre più rapida di repressioni selettive contro quelle minoranze che in un modo o nell’altro disturbano il quadrante dei comandi, le cui mosse più pericolose e gravide di conseguenze non sono quelle strillate, ma quelle mute. Le ingiunzioni dell’Apparato producono un fascio di reazioni condizionate nella vita quotidiana che poi la Reazione mobilita nella difesa servile e rancorosa dell’ordine sociale. Come in tutte le fasi di profonda ristrutturazione – pensiamo, per quanto riguarda l’Italia, al periodo a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta – lo Stato ha bisogno di armare la classe proprietaria. Ai ceti più vigliacchi, silenziosi quando le lotte sono in posizione di attacco, l’attuale ideologia sovranista – che sembra coniugare l’arroganza neoliberale di un Reagan e di una Tatcher con il collettivismo nazionalista di un Putin – offre una prospettiva di potere. A quel blocco sociale reazionario che in questo Paese è sempre esistito – e che nella spietata competizione del capitale globale ha la funzione della variabile passiva e intercambiabile –, il Capitano con la maglia della polizia (calcio e spirito di caserma insieme) fornisce la coesione dell’orda. Da questo punto di vista la legge sulla legittima difesa e quelle sulla famiglia vanno lette assieme. Il maschio proprietario deve poter sparare ai ladri e ristabilire il proprio comando sulla moglie e sui figli. “Dio, famiglia e proprietà” è da sempre lo slogan di quel clerico-fascismo che dal Brasile di Bolsonaro all’Italia di Salvini e Fontana esprime l’ideologia del fazendero e del bottegaio. È in tal senso che va compreso il linciaggio mediatico a cui è stata sottoposta la figura di Battisti. Al di là delle scelte successive e delle attuali scuse dell’ex militante dei PAC, la gogna forcaiola e l’esibizione del trofeo Battisti hanno il significato di una vendetta a freddo contro quei proletari che alla fine degli anni Settanta avevano risposto con le armi all’armamento di una classe proprietaria che cominciava a sentire, con la polizia schierata come truppa di occupazione nei quartieri, con le carceri speciali e la tortura riservate ai rivoluzionari, che il peggio era passato. Ora quella vendetta, comoda, vigliacca, a senso unico, può esprimersi con la copertura esplicita del ministro degli Interni.

Stanno cercando di metterci all’angolo. Proprio per questo non bisogna né demordere né appiattirsi sulle lotte e sulle risposte immediate. Dare alla resistenza il respiro di una prospettiva, all’attacco il calore del mondo per cui ci battiamo, dell’utopia – questo l’ossimoro vivente che dobbiamo imparare a diventare.

Come abbiamo detto, scritto e urlato in questo mese, se i compagni arrestati sono “innocenti” hanno tutta la nostra solidarietà, se sono “colpevoli” ce l’hanno ancora di più.

Un pezzo dei nostri cuori è dietro le sbarre. Per certi legami non esistono parole. Li può capire solo chi ha assaporato quelle avventure collettive che spingono gli individui a dare il meglio di sé, fieri e orgogliosi di chi si ha al proprio fianco.

Da Giovanni Passannante a Gaetano Bresci, vent’anni di vendetta, individuale e di classe. Non solo una raccolta cronologica ed enciclopedica degli attentati anarchici alla vita dei tiranni che hanno terrorizzato i governi di fine Ottocento, ma anche un necessario approfondimento sul contesto economico, sociale e politico dell’Italia post unitaria, con uno sguardo anche sul novantaquattro francese. Una guerra a mano armata dichiarata da una minoranza di sfruttati allo Stato liberale. Quello stesso Stato che non si faceva scrupoli a torturare, incarcerare, confinare, cannoneggiare e soprattutto difendere una società nella quale milioni di contadini vivevano in una condizione spesso al di sotto della sussistenza e nelle metropoli gli operai venivano letteralmente consumati dalla nascente macchina capitalista. Ben prima del fascismo, la tanto osannata Unità d’Italia viene fondata sul sangue della gran parte delle popolazioni. Lo sfruttamento, fino alla morte, la repressione crudele, non sono esclusivo appannaggio di uno Stato totalitario o di una fase eccezionale della vita politica, bensì sono elementi fondativi di questo dannato Paese e di ogni forma di governo. Vorremmo che questo libro non rimanesse negli scaffali a prendere polvere, un feticcio da collezionare nel pantheon dello storico di professione o di diletto. Vorremmo che questo libro non rimanesse lettera morta. Che le gesta di questi indomiti compagni illuminino ancora, col loro esempio, la strada di chi non si rassegna allo stato di cose presenti.